FLAN N°0 · Desiderio

Lucciole

Passeggiavo per le vie del De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam, notando una desolazione che mi sorprese.

Passeggiavo per le vie del De Wallen, il quartiere a luci rosse di Amsterdam, notando una desolazione che mi sorprese. Tende chiuse e nessun cartello “Torno subito”. Dietro alle poche rimaste aperte, professioniste ormai svogliate e spogliate da ogni spinta creativa autopromozionale. Passanti dallo sguardo sfuggente e il passo deciso in avanti – persone in transito, non flâneur. Persino gli escrementi di piccione sembravano più interessati al paesaggio urbano.

Quel quartiere, che per secoli ha rappresentato il commercio più tollerato d’Europa, sembrava decadere sotto il peso di una fatica senza gloria. E allora mi tornò in mente una sensazione provata durante le passeggiate serali estive in campagna, l’ennesima realizzazione che non vi sono più le lucciole. L’assonanza linguistica non è casuale, ma straordinariamente profetica.

Entrambe brillano solo davanti agli sguardi sognanti. Le lucciole – l’insetto – s’illuminano nella notte perché qualcuno le guarda con meraviglia, perché esiste ancora uno spazio dove il buio protegge la magia. Sono sparite negli ultimi decenni non perché i bambini abbiano smesso di cercarle, ma perché l’inquinamento luminoso, l’espansione urbana, la trasformazione dell’habitat hanno tolto il buio. Senza l’oscurità in cui brillare, senza occhi che le cerchino, le lucciole biologiche si sono dileguate.

Lo stesso è accaduto alle lucciole umane. Non sono sparite per una legge, non per una crociata morale, ma perché è cambiato qualcosa di più profondo: lo sguardo collettivo si è spento. Non è una scoperta nuova che l’uomo moderno soffra di una generale diminuzione del desiderio sessuale. La ricerca sociale parla di cause molteplici: depressione diffusa, ansia cronica, stress persistente – il corpo moderno è troppo occupato a gestire altre priorità, troppo scosso dai circuiti della dopamina alterati dal consumo continuo.

Le notti insonni passate sui social network, lo stato di allerta permanente, la mancanza di riposo trasformano il desiderio in un lusso che il cervello contemporaneo non può più permettersi. È come se l’uomo moderno avesse consegnato la sua capacità di desiderare ad algoritmi che non sanno neanche cosa significhi.

Ma c’è dell’altro. L’offerta ha semplicemente abolito il desiderio. Quando il piacere è istantaneo, a portata di swipe, quando la seduzione è stata democratizzata e resa anonima, quando il corpo stesso è diventato prodotto standardizzato in piattaforme digitali, il mistero – quella cosa che faceva brillare le lucciole – scompare completamente. Non è più questione di trovare luce nell’oscurità. È il caos della luce permanente che spegne ogni lampo individuale.

Le signore in vetrina di Amsterdam lo sanno benissimo. Loro che per secoli hanno rappresentato il desiderio, la trasgressione, l’incontro carnale, si trovano ora in competizione con donne che da casa loro, in pigiama, con un anello luminoso e un telefono, raggiungono e seducono milioni di uomini senza mai lasciare Amsterdam. Le lucciole tradizionali sono rimaste intrappolate nel loro habitat naturale mentre l’habitat stesso si è digitalizzato. È come pretendere che un insetto brilli quando è stato bombardato di luci artificiali da ogni direzione.

Forse l’offerta ha superato la domanda. Forse l’uomo moderno non pensa più alla sessualità con la stessa frequenza di prima, con quella intensità contemplativa che un tempo richiedeva tempo, fantasia, il coraggio di affrontare la propria vulnerabilità. La seduzione era un’arte che si praticava in segreto, dietro le luci rosse delle vetrine, negli sguardi rubati, nei rituali di contrattazione che avevano in sé una dignità paradossale. Anche quella forma di prostituzione era, in fondo, un dialogo tra desiderante e desiderata. Era incontro sguardo, ancora incontro, anche quando l’incontro era principalmente commerciale.

Oggi? Il rituale si è disseccato. La donna non deve più sedurre, ferire, inventarsi una personalità che attiri lo sguardo altrui. Deve semplicemente esistere, postare, essere presente in modo costante e algoritmico. È prostituzione senza la poesia della prostituzione. È il mestiere più antico del mondo che è stato finalmente aggiornato, razionalizzato, reso invisibile. Non sta più in una vetrina rossa d’Amsterdam, sta negli schermi di trecentomila uomini che non la conosceranno mai, che non la guarderanno mai negli occhi, che semplicemente scambieranno denaro per l’illusione dell’accesso. Non alla donna, all’accesso alla simulazione dell’intimità.

De André, quando scrisse “Bocca di rosa” nel 1970, capì qualcosa che noi stiamo perdendo: il potere narrativo. Bocca di rosa era magica perché era storia, mistero, figura leggendaria – una prostituta che affascinava non solo il corpo ma l’immaginazione collettiva. Oggi quel personaggio sarebbe un video TikTok da quindici secondi, una tendenza consumabile che si dissolve prima ancora di consolidarsi nella memoria. La seduzione – quel mestiere antico costruito su mistero, desiderio, lo scambio di uno sguardo che diceva tutto senza dire nulla – è stata fagocitata da un’economia dell’attenzione che non lascia più spazio al buio in cui poter brillare.